SI E' SVOLTA CON SUCCESSO

10° EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE

 “U CUMBITU”

IMMAGINI DELLA FESTA

E’ una tradizione questa sopravvissuta ai colpi di un progresso economico che tende a spazzare i riti e le consuetudini popolari legati al mondo contadino alla cui saggezza abbiamo tanto attinto ma che spesso abbiamo sottomesso all’oblio della memoria.  U’ cumbitu caratterizzava la festività di S. Giuseppe quando la miseria quotidiana della stragrande maggioranza del tessuto sociale, costituita da braccianti agricoli si trovava su un piano di parità formale con i latifondisti che offrivano loro questo piatto spesso associato a baccalà fritto e zeppole (frittelle).

Era il giorno in cui al magro piatto veniva sostituito un piatto caldo, e crollava almeno in apparenza il divario sociale, la sudditanza atavica del subalterno di fronte al padrone che, forse, in quella occasione veniva ridimensionato nella sua reale condizione di uomo.  Si trattava non di una rivincita ma di una dimenticanza temporanea davanti a una tavola imbandita, dei due concetti estremi di povertà e ricchezza che caratterizzavano la società agricola.  Oggi questa distinzione appare ridicola ma resta la voglia nostalgica di sedersi attorno a una grande tavolata per ritrovare, nel gusto di un piatto l’armonia di stare insieme, di mantenere il legame profondo con la nostra terra per non dimenticare i valori morali e il ricordo dei nostri riti più veri.

Per i più anziani, per coloro che hanno vissuto i tristi momenti in cui la fame segnava la differenza sociale è ritornare con la memoria ai tempi andati con la malinconia della trascorsa sofferenza ma anche con l’orgoglio del benessere conquistato.  Per i più giovani la curiosità di riscoprire che anche un piatto nasconde il significato più profondo di un passato che non c’è più e la voglia di vivere quest’avvenimento con la disincantata allegria di una sagra popolare.

 

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